Negli Stati Uniti, come in molte altre parti del mondo, le leggi non riescono ad andare di pari passo con la tecnologia. Un’area in cui vi è ancora molta incertezza è quella degli smartphone protetti da codice di accesso e dell’obbligo di divulgare il codice da parte degli indiziati, come dimostra un recente caso negli USA…A Miami, un uomo sospettato di abusi su minori è stato condannato a sei mesi di detenzione per aver rifiutato di divulgare il codice di accesso del suo iPhone. L’uomo era stato arrestato inizialmente per presunte violenze sulla figlia, compresi pugni e graffi. Per la polizia, sull’iPhone potrebbero esserci diverse prove importanti, con foto che dimostrerebbero le violenze di quest’uomo. Proprio per questo motivo, il giudice ha autorizzato il sequestro dell’iPhone che, però, è protetto da password. Per tale motivo, all’accusato è stato formalmente chiesto di condividere il codice di accesso, ma l’uomo si è appellato al Quinto Emendamento (“nessuno può essere obbligato, in qualsiasi causa penale, a deporre contro sé stesso“).

Secondo i giudici di Miami, però, il Quinto Emendamento non si applica nei casi di sblocco di un dispositivo sequestrato e che solo potenzialmente può contenere delle prove sul caso.

La decisione si contrappone ad altre sentenze che, in passato, avevano invece dato ragione agli indiziati che si rifiutavano di fornire il codice di acceso degli smartphone.

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