Dopo Apple, anche la Computer & Communications Industry Association che rappresenta aziende come Amazon, Facebook, Google, Intel, Microsoft e Samsung ha presentato una lettera formale contro la richiesta di vietare la vendita degli iPhone negli USA inviata dalla Qualcomm alla ITC.In questa lettera, la CCIA sostiene che il tentativo di Qualcomm di sospendere l’importazione degli iPhone negli Stati Uniti relativamente ai modelli con chip “Intel” avrebbe un impatto devastante per tutta la catena dei fornitori: “Se la ITC dovesse concedere questo ordine di esclusione, aiuterebbe Qualcomm a sfruttare il proprio potere monopolistico per ottenere ulteriori pretese contro Apple, consentendole anche di aumentare i prezzi con relative ricadute sui consumatori finali. Quello che è in gioco in questa disputa non riguarda solo gli iPhone, ma anche tutti gli altri smartphone venduti negli Stati Uniti”. 

Pochi giorni fa, la Qualcomm ha presentato una denuncia alla ITC per chiedere il divieto di importazione e vendita degli iPhone negli Stati Uniti. In particolare, la diffida riguarda soltanto i dispositivi che integrano i modem wireless realizzati da Intel, e non gli iPhone che montano i chip Qualcomm. Apple ha iniziato ad acquistare questi componenti da Intel a partire dallo scorso anno, e oggi si stima che circa il 30% degli iPhone 7/7 Plus montano questa versione.

Ricordiamo che tutto è iniziato con una denuncia da parte di Apple, nella quale si affermava che Qualcomm aveva richiesto pagamenti per royalties di brevetti di cui non deteneva alcun diritto, arrivando a chiedere fino ad 1 miliardo di dollari per assicurare le forniture dei processori baseband degli iPhone. In totale, Qualcomm avrebbe “estorto” ad Apple 1 miliardo di dollari, che ora l’azienda richiede nella querela presentata nei mesi scorsi. Apple accusa Qualcomm anche di aver illecitamente aumentato i prezzi rispetto alla concorrenza, giocando proprio sulle non veritiere – dice Apple – royalties. In pratica, per gli avvocati di Apple, Qualcomm ha usato il suo “potere di monopolio” per non rispettare gli impegni FRAND (quelli che obbligano a concedere alcuni brevetti considerati standard del settore in modo equo, ragionevole e non discriminatorio) , facendo quindi pagare royalties molto più alte. La contro querela presentata da Qualcomm nega queste accuse e parla di semplice volontà dell’azienda di Cupertino di avere minori costi di licenza.

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